DOCUMENTO POLITICO

COORDINAMENTO MARCHE PRIDE

 

Marche Pride 2022 – A corpo libero

Possiamo definire il 2022 l’anno dei diritti mancati e mancanti.
In sostanza l’anno dei diritti negati.

Un diritto mancato è un diritto per il quale si è combattuto a lungo, che eravamo vicin* ad ottenere, ma  che purtroppo lo Stato non è riuscito a riconoscere.
Un fronte su cui  si è subita un’enorme sconfitta politica di cui dobbiamo prendere atto per portare avanti la nostra lotta in maniera più efficace e forte.
Siamo profondamente delus* da una classe politica che, dopo aver proposto il DDL Zan contro l’omolesbobitransfobia, la misoginia e l’abilismo non sia riuscita a renderlo Legge dello Stato.
Il nostro Parlamento sembra aver abiurato alla sua funzione legislativa ed ha dimostrato di non essere in grado di rappresentare la volontà popolare.
Il DDL Zan che, non senza distinguo e critiche, abbiamo sostenuto, aveva dalla sua parte la maggioranza degli italiani e delle italiane in ogni sondaggio.
Nonostante ciò, nonostante le migliaia di persone scese in numerose piazze italiane in diverse occasioni, nonostante tutt* i/le parlamentari che si sono spes* a scrivere il DDL e a difenderlo dalla becera propaganda che voleva affondarlo con l’utilizzo di notizie false, il Parlamento è riuscito a tradire di nuovo la fiducia della comunità LGBTQIA+* e dei/delle cittadin* tutt*.
Anche per noi era un compromesso, rappresentava il minimo sindacabile in un Paese che si definisce avanzato ed attento ai diritti umani.
Un fallimento violento che ci vede ancora più convint* della necessità di una legge che tuteli dalle discriminazioni la nostra comunità, quella delle donne tutte e quella delle persone con disabilità. 

Un diritto mancante è un diritto per il quale combattiamo da tempo ma per cui le nostre voci sono rimaste del tutto inascoltate dalle Istituzioni.
Un diritto per il quale dunque la lotta resta aperta senza arretramenti 

Noi vogliamo tutto. 

Sono più che maturi i tempi per estendere il matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso con eguali diritti genitoriali in particolare la stepchild adoption e  l’adozione.
E’ giunto il tempo di intavolare un corposo e sincero confronto sulla GPA (Gestazione per altri), guardando alle legislazioni estere che la permettono così da poter costruire un percorso propositivo per giungere ad un’introduzione anche nel nostro ordinamento, assicurando garanzie e tutele per tutte le parti coinvolte.
Chiediamo di avviare un confronto su questi temi sia per le coppie dello stesso sesso che per le persone single.

Le persone trans* aspettano da anni un cambio di rotta nei confronti dei loro diritti.
La sanità pubblica da sempre delega i percorsi di transizione di genere a strutture private, non presenti in tutto il territorio nazionale, le quali non sono più in linea con i bisogni delle persone che vi si rivolgono.
Chiediamo che i percorsi di affermazione di genere vengano seguiti, in ambito sanitario, da strutture pubbliche quali Asur e medici di base in modo da rendere le pratiche più snelle ed agevoli.
Si richiede che il personale medico sia preparato per accogliere, gestire e tutelare al meglio la salute ed il benessere delle persone trans* che hanno seguito percorsi medicalizzati o meno.
È giunto il momento di chiedere con maggiore forza il diritto all’autodeterminazione, il diritto ad esistere nell’identità che ogni persona sente come propria e vederla riconosciuta giuridicamente, fisicamente e socialmente.
Chiediamo con fermezza che venga riconosciuto il diritto al lavoro e ad un reddito che permetta una qualità di vita consona e soddisfacente.
Abbiamo bisogno di vedere attivate le carriere alias nelle scuole e nel mondo del lavoro per vivere serenamente la quotidianità e, contemporaneamente, si ritiene indispensabile che la società venga formata ed informata per abolire ogni tipo di discriminazione e di stereotipo.

La lotta all’abilismo è un altro punto fondamentale della nostra lotta.
La società abilista marginalizza le vite e i corpi delle persone con disabilità, le invisibilizza, non mette in atto strategie per abbattere barriere o evitare di costruirle, nega la libertà di scelta, il diritto all’autodeterminazione e a una vita indipendente da persone adulte.
Questa violenza istituzionale agisce rendendo le persone con disabilità (d’ora in avanti pcd) solo oggetto di politiche assistenzialistiche.
Le vite delle pcd non autosufficienti sono concepite in un sistema di welfare che prevede la presa in carico da parte di istituti religiosi, o delle donne della famiglia o la reclusione in istituti, veri luoghi di segregazione.
Essere ai margini, nega la possibilità di partecipare attivamente alla vita sociale e politica ed essere soggett* delle proprie vite.
In questo contesto è ignorato il desiderio sessuale.
La libertà di esplorare e esprimere la propria identità di genere e di orientamento sessuale è oppressa.
Le persone con disabilità LGBTQIA+*, dunque, subiscono discriminazioni multiple.
Si pensi, per esempio, a una donna lesbica con disabilità la cui soggettività è oppressa da un contesto patriarcale, misogino, lesbofobo, abilista, induttore di auto-invisibilizzazione.
L’intersezione di queste oppressioni ci chiama ad allargare le nostre rivendicazioni a quelle delle pcd.
Non può esserci battaglia che ignori un aspetto che caratterizza una soggettività per il quale questa è oppressa. 

Per dirlo con parole di Audre Lodre, attivista nera, lesbica, femminista:
“Non esiste una battaglia monotematica, perché non viviamo vite monotematiche”.

Non possiamo e non vogliamo esimerci dall’esprimere la nostra totale contrarietà alla guerra in Ucraina causata dalla Russia.
Ci auguriamo e ci muoviamo come possiamo per fare in modo che il conflitto “alle porte dell’Europa” come ogni altro conflitto attualmente in corso nel mondo possa risolversi tramite la diplomazia ed il dialogo con il minor numero di vittime possibile.
Vladimir Putin è un criminale di guerra e come tale dovrà rispondere dei propri crimini davanti al mondo intero.
Non riconoscere l’altr* e non permettergli di autodeterminarsi, imponendo la propria visione è un crimine che non va tollerato.
La libertà detiene il suo alto valore etico e morale solo se accompagnata dal rispetto dell’altr*.
Come Karl Popper insegna:
“La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.”
Non si possono tollerare gli intolleranti.

In questo 2022 abbiamo scelto di portare avanti il concetto di libertà dei corpi e delle menti utilizzando l’arte come veicolo.
Un veicolo guidato da artivist* (artist* attivist*) assieme a chiunque voglia partecipare a questa lotta politica.
“A corpo libero” è un modo di stare al mondo: significa avere coraggio e prendersi il diritto di praticare la libertà.
Intendiamo l’arte  come presa di coscienza di sé e del mondo, della propria ed altrui libertà e la seguente lotta per i diritti umani.

Quest’anno la giornata conclusiva del Marche Pride sarà a Pesaro. 

Il nostro è un Pride che ha l’ambizione di rappresentare istanze regionali e vuole farlo muovendosi all’interno della nostra Regione: così dopo una prima edizione 2019 ad Ancona, quella online nel pieno della pandemia da COVID19 nel 2020, quella stanziale ad Ancona nel 2021 ora ci riprendiamo lo spazio pubblico con i nostri corpi e le nostre menti, partendo proprio dalla città di Pesaro che non ha mai ospitato un Pride fino a quest’anno.
Il Marche Pride è itinerante ed il corteo finale sarà anticipato da Pride Week ricca di eventi.

Il Marche Pride 2022 si dividerà in tre momenti: eventi culturali e di socializzazione in preparazione alla Pride Week, la Pride Week ed infine il corteo conclusivo a Pesaro il 18 giugno 2022.

Il Marche Pride sostiene le azioni legali che hanno portato Molto + di 194 – Rete femminista Marche assieme a tante altre associazioni a diffidare la Regione Marche per non aver adottato le linee di indirizzo del Ministero della Salute intorno l’utilizzo della pillola RU486 per l’aborto farmacologico.
Di fatto chi guida la Regione sta tentando di rendere più difficile l’accesso all’aborto alle donne e a tutte le altre persone gestanti.
L’aborto è un diritto ed abbiamo tutta l’intenzione di difenderlo.

In questo documento e nella prassi della nostra lotta politica continuiamo a praticare la libertà ed il diritto all’autodeterminazione anche tramite l’utilizzo di un linguaggio ampio, atto a scardinare il binarismo di genere della nostra cultura.
Le varie soluzioni adottate, dall’uso dell’asterisco allo schwa fino all’utilizzo della desinenza –u e del femminile sovraesteso sono tutte delle “prove pratiche” e non delle regole imposte.
È  il tempo della scoperta e del confronto.
Ognun* ha il diritto di essere rappresentat* come vuole.

Anche quest’anno la nostra battaglia si caratterizza per essere fortemente intersezionale, intenzionata a valorizzare le differenze e invitare al dialogo per costruire un mondo più equo e più giusto.

Tutto questo: a corpo libero.