DOCUMENTO POLITICO

COORDINAMENTO MARCHE PRIDE

 

Marche Pride 2021 – Ama chi sei, ama chi vuoi

Il 2021 è l’anno in cui intendiamo impegnarci in un approfondimento sul tema, tra gli altri, delle famiglie e del vivere in famiglia, del rispetto dei diritti. La pandemia in corso ha accentuato una logica di esclusione verso tutto ciò che non rientra in uno schema di presunta “normalità”. 

E’ nostra convinzione che la famiglia debba essere un luogo accogliente e capace di promuovere la crescita di tutte le persone che ne fanno parte.
Tuttavia nelle società contemporanee persistono nodi simbolici che vanno in direzione contraria e che richiedono di essere sciolti con determinazione e senza indugio.
Parliamo dell’idea che esista un solo modello di famiglia ed un solo tipo di filiazione e che i ruoli all’interno della stessa siano predeterminati e non possano essere scelti liberamente nel pieno rispetto dell’autodeterminazione individuale.
Ci riferiamo al fatto che ancora oggi stereotipi e pregiudizi incidono negativamente nella qualità delle relazioni all’interno della rete familiare delle persone LGBTQIA+, delle persone disabili, delle donne e delle persone non bianche e sul loro  benessere bio-psico-sociale.
La famiglia non è automaticamente uno spazio di affetto e benessere e molte persone vivono di conseguenza manipolazioni, ricatti e violenze perché divergono dalle aspettative e dalle norme sociali.

La crisi pandemica ha purtroppo accentuato tali elementi, aggravando, a causa della convivenza forzata nei lunghi periodi di lockdown, le situazioni di crisi familiari già in essere e/o favorendone di nuove.
Infatti come illustrato da Gay Helpline, durante i periodi con forti restrizioni alla libertà di movimento  si è generato un incremento dei casi di ricatti e minacce all’interno del nucleo familiare (che passano dal 17% al 28%), mostrando come per le persone LGBTQIA+ dichiararsi tali comporti forti rischi di allontanamento dallo stesso.
Molte persone LGBTQIA+ sono costrette a lasciare le proprie case ed i propri territori con la speranza di trovare luoghi e spazi di vita più accoglienti e non discriminanti.

Alcune persone con disabilità sono costrette a convivere con i caregiver 24 ore su 24 senza alcun aiuto esterno ed hanno subito, secondo la Corte Europea dei Diritti ,numerose violenze (+ 20%).
Le persone con disabilità sono state rinchiuse nelle RSA, molte sono morte nelle RSA, sono state isolate da familiari e amici e lo sono tuttora. 

La violenza sulle donne, costrette a vivere con il loro carnefice è aumentata dell’80%. 

Ancora oggi troppo spesso le nostre famiglie sono invisibili allo Stato laddove la genitorialità, una scelta che si basa su amore e responsabilità, viene negata ed osteggiata.

Per tutto questo ci impegneremo affinché tutte le famiglie possano avere pari riconoscimento giuridico, chiedendo la piena attuazione del principio costituzionale garantito dall’art. 2 Cost., e perché la libertà dei corpi e di autodeterminazione non debba compromettere la possibilità di vivere in pienezza la vita anche all’interno dei rapporti familiari.
E’ ora di impegnarci per il riconoscimento del matrimonio egualitario per dare a tutte le famiglie pari dignità sociale.

In questo impegno siamo consapevoli che nel nostro Paese, ed in quelli a noi vicini, molte istituzioni e volontà politiche producono leggi, proposte di legge e/o indicazioni politiche che mostrano la chiara volontà di voler edificare un nuovo modello di essere Europa, nella quale la tenuta democratica dei diritti, di tutte le molteplici  soggettività,  è davvero in pericolo.
Si pensi ad esempio alla Polonia con le LGBTQIA+ free zone o, per restare in casa, alla proposte di legge nella nostra Regione, le Marche, dove col termine famiglia se ne indica solo una ed una sola,  ideologicamente definita “tradizionale”.
Dall’altra parte c’è una Europa che promuove l’uguaglianza e dichiara il territorio europeo un territorio sicuro per la comunità LGBTQIA+.
Così come la nostra Costituzione, all’art. 54, obbliga tutti i cittadini, sopratutto quelli a cui sono affidate funzioni pubbliche, ad essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi, adempiendo con disciplina ed onore a quanto da esse stabilito.

Consapevoli inoltre che le rivendicazioni della comunità LGBTQIA+ sono spesso interconnesse ed hanno una matrice comune con le lotte femministe, lotte contro l’abilismo, all’autodeterminazione di sé e delle proprie scelte non possiamo non ricordare che la regione Marche è stata al centro di un acceso scontro in merito all’applicazione nei consultori delle direttive fornite dal Ministero della Salute, riguardanti l’interruzione di gravidanza.
Diritto fondamentale che riguarda si le donne, ma che vede al fianco della lotta per l’autodeterminazione anche quella della salute delle persone trans*.
Le persone trans* incontrano infatti, quando vogliono abortire, una forte mancanza di informazione e formazione da parte del personale medico-sanitario, oltre che la mancanza pressoché totale di attenzione alle specificità della salute e benessere fisico e psicologico che le riguarda.

Tale posizione politica, a nostro avviso ha un solo scopo: rendere maggiormente difficoltoso, o addirittura impossibile, l’accesso ad un trattamento garantito da una  legge dello Stato a danno di tutte le persone.

Ci impegniamo a promuovere in modo attivo l’utilizzo quotidiano e istituzionale di un linguaggio inclusivo nei confronti di tutte/tutti/tuttu (con la desinenza “-u” ci riferiremo d’ora in poi, ed ogni volta che prenderemo parola, alle persone che non si riconoscono nel binarismo di genere, per rappresentare così tutte le soggettività possibili). 

Poiché la storia dei movimenti LGBTQIA+, femministi e contro l’abilismo sono storia di resistenza resiliente noi continueremo a batterci e sfilare insieme alle cittadine e ai cittadini che vorranno, per una società che smetta di avere paura della differenza e che diventi invece  inclusiva in termini di persone e famiglie tutte, rispettosa della libertà dei corpi di ognuna/o/u in nome del diritto alla autodeterminazione e che rifiuti i pregiudizi ed le  ipocrisie di sempre.

Quello del 2021 non sarà più un Pride online.
Non possiamo non prendere atto di quanto la pandemia che stiamo affrontando, con perdite umane ed economiche, abbia di fatto accentuato in modo esponenziale le discriminazioni ed il disagio sociale.

Anche a fronte di quest’ultima emergenza siamo a sostenere in modo convinto l’approvazione del DDL Zan, già approvato dalla Camera dei Deputati, ora approdato al Senato della Repubblica, come strumento indispensabile per il riconoscimento e il contrasto da parte dello Stato dei fenomeni discriminatori e violenti dettati da misoginia, omolesbobitransfobia e abilismo.